Walter Cavalieri: com’era dov’era? Risposta al Direttore del Centro

Egregio direttore, al di là di ogni strumentalizzazione o polemica di parte, credo che il lavoro fin qui svolto dallo Stato per fronteggiare l’emergenza-Abruzzo possa considerarsi sostanzialmente positivo. Se pure si possono lamentare errori o forzature, è comunque un dato nuovo e significativo che per la prima volta si sia contenuto in tempi quanto mai rapidi un evento catastrofico di dimensioni finora mai viste in Italia, almeno in tempi recenti. Ciò consente peraltro di parlare già di ricostruzione, auspicando che tale processo, seppure in tempi medio-lunghi, permetterà di mettere in sicurezza gran parte del nostro patrimonio edilizio e di conservare la fisionomia storico-artistica del centro storico dell’Aquila e di tutti i centri storici minori. Il dibattito nel merito, che sembra stia muovendo i suoi primi passi, è d’importanza strategica poiché le decisioni sulla ricostruzione dipenderanno, oltre che dalla consistenza dei finanziamenti, dalla volontà di una comunità locale chiamata ad esprimere tutte le sue potenzialità tecniche, politiche e culturali.

Credo che chiunque voglia cimentarsi in questa ardua avventura intellettuale debba prioritariamente liberarsi di una certa diffusa visione mitologica e nostalgica della Città (“L’Aquila bella mè”…), riflettendo criticamente su quella che essa era prima del sisma per cogliere l’opportunità di trasformarla e consegnarla profondamente migliorata alle generazioni future. Il dibattito non verte quindi sul ricostruire l’Aquila “dov’era” (punto sul quale credo che tutti i cittadini siano d’accordo), quanto piuttosto sull’Aquila “com’era”. Credo che non sia auspicabile ricostruire un centro congestionato da un traffico da metropoli, né ripristinare così com’era il degrado dei parchi pubblici o delle fontane, né riempire di nuovo il centro di jeanserie, né consentire in un capoluogo a vocazione turistica la sciatteria di tanti esercizi commerciali, né rifondare un mercato caotico e sporco com’era prima del 6 aprile. Ma studiare le soluzioni architettoniche e tecnologiche di una città rinnovata, moderna e sicura, è compito di tecnici e urbanisti, come pure è compito degli economisti proporre quali attività privilegiare e quali tendenze di sviluppo assecondare.

Personalmente vorrei porre l’attenzione sul fatto che una pur complessa ricostruzione materiale non sarebbe sufficiente in mancanza di una ricostruzione morale, psicologica e sociale della nostra comunità, che è peraltro ancora dispersa nel territorio e per lo più sradicata dalle proprie abitazioni. Anche in questo caso, per prospettare quello che potremmo diventare, è doveroso ripartire da quello che “eravamo” e riconoscere che prima del sisma la popolazione aquilana era fortemente caratterizzata da fenomeni di indolenza, parassitismo economico, individualismo. Una popolazione generalmente “ignorante” nel senso dell’ignorare la propria storia, ma anche nel senso più comune del termine, e non solo per propria colpa. In particolare, la fruizione della cultura, con poche eccezioni, è stata ristretta per decenni a poche centinaia di privilegiati, senza che gli enti preposti valorizzassero i talenti locali o promuovessero un reale ampliamento del bacino di utenza.

Oggi, nel momento in cui la popolazione (soprattutto giovanile) cerca disperatamente intorno alla Città martoriata nuovi luoghi e nuove forme di aggregazione, si offre l’opportunità di costruire subito non solo nuovi luoghi d’incontro, ma anche nuovi contenuti sui quali incontrarsi. Perché non allestire ad esempio degli spazi provvisori coperti, con punti di ristoro attrezzati per mostre d’arte, esibizioni musicali, cabaret, presentazione di libri? Perché non montare un teatro-tenda disponibile per spettacoli di arti varie? Perché non creare piccole biblioteche rionali dotate di reti wireless gratuite? Perché non creare laboratori di pittura, scultura, cinematografia? Perché non individuare luoghi decentrati per dibattiti, incontri, consulenze?

Queste e tante altre iniziative simili, offrendo una valida alternativa alla serata in birreria o alla passeggiata per centri commerciali, avrebbero l’effetto immediato di contribuire alla formazione dei cittadini, di avvicinarli a forme d’intrattenimento intelligenti, di educarli a una sensibilità culturale che li renderà futuri fruitori delle prestigiose strutture teatrali, musicali, artistiche che torneranno a dare lustro al rinnovato centro storico dell’Aquila.

Credo fortemente che questo progetto di facile realizzazione possa trovare una forte corrispondenza in una popolazione alla ricerca di nuove abitudini di vita, e possa contare sull’apporto di tantissime risorse locali che (come ha dimostrato il recente concerto del Maestro Muti) attendono solo di essere valorizzate per il bene comune.

 

WALTER CAVALIERI (storico)

L’Aquila

This entry was posted in Articoli. Bookmark the permalink.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *