Urban center: intervista a Policentrica

 

Intervista a Policentrica di News-Town, qui l’articolo originale 

L’associazione culturale Policentrica nasce nell’immediato post-terremoto da uno scambio virtuale di opinioni sulla situazione aquilana. Si sono avviati una serie di incontri culminati nella stesura di un manifesto, in cui sono elencati i principi che nell’ottica policentrica dovrebbero ispirare la ricostruzione della città. Da queste esperienze è nato il progetto di Urban Center: il 23 aprile è stato consegnata al sindaco Massimo Cialente la proposta di regolamento per l’istituzione della “Casa della città”

Molte realtà territoriali, dopo il sisma, si sono mosse e continuano a farlo secondo un comune denominatore: la volontà di decidere sul territorio dove si vive e si vivrà. Troppo spesso, però, le speranze di incidere e di condizionare l’amministrazione si rivelano infondate, perché i meccanismi di partecipazione sono solo consultivi, svuotati di potere decisionale. Lo dimostrano le esperienze dei Question time e del Bilancio partecipativo. Eppure, il Comune si è dato un “Regolamento sugli istituti di partecipazione” e un “Regolamento per l’informazione e la trasparenza “ con l’idea, si disse in fase di presentazione, di sperimentare forme di democrazia davvero partecipata. D’altra parte, sulla scena urbana negli ultimi anni si sono affacciati diversi attori, portatori di approcci innovativi, che si sono inseriti nella progettazione di interventi importanti sui tessuti cittadini. Succede sempre più spesso, sarebbe importante succedesse anche a L’Aquila che vive la particolarità di una difficile ricostruzione.

Il fenomeno degli Urban Center è sempre più diffuso, connesso proprio a questi cambiamenti che hanno riaffermato con forza la necessità di favorire l’avvio di una nuova stagione nei processi di conversione delle città, attraverso la promozione e lo sviluppo di luoghi deputati all’informazione, la comunicazione, la partecipazione dei cittadini agli scenari di trasformazione degli spazi pubblici.

Per questo, Policentrica ha lavorato al progetto e al regolamento di un Urban center cittadino che ha poi messo a disposizione dell’amministrazione. “Siamo partiti da un’analisi abbastanza dettagliata di quella che era la situazione del territorio dell’Aquila, concentrandoci non solo sulla ricostruzione fisica ma anche e soprattutto su quella immateriale”, racconta a NewsTown Umberto Grottini. “Abbiamo dunque individuato due filoni di ricerca: il primo sulla riorganizzazione e su una visione di insieme del territorio del cratere, il secondo sulla ricostruzione dei legami identitari e sociali, spezzati dalla disgregazione della comunità. Facendo ricerca siamo venuti a contatto con varie realtà di Urban Center, in Italia e in Europa. Abbiamo studiato come erano organizzati e ci siamo resi conto che la nostra situazione è così diversa dalle altre da richiedere una programmazione specifica. Ci abbiamo lavorato a lungo, ci siamo confrontati tra di noi senza alcuna preclusione, nella massima libertà, e abbiamo stilato un progetto. Nel momento in cui abbiamo ragionato sul regolamento, naturalmente il progetto si è poi affinato”.

Che sintesi avete trovato? Quali sono le caratteristiche dell’Urban center che avete progettato?
“Abbiamo individuato tre punti fermi: i tavoli delle idee, il comitato scientifico di elaborazione strategica e il laboratorio di sviluppo progetti. Quest’ultimo aspetto dovrebbe svolgersi in seno all’attività dell’amministrazione comunale”.

Il momento più importante, immagino, sia il tavolo delle idee.
“Certo, è li che si ricostruiscono i legami comunitari. Nel momento in cui i cittadini hanno la possibilità di sedersi intorno ad un tavolo, di progettare gli spazi che vivranno, ricostruiscono prima di tutto una forma di socialità. In questo modo, poi, si stimola davvero la partecipazione: siamo stufi di imposizioni dall’alto. Se un progetto è già deciso, che senso ha chiedere un parere ai cittadini? L’amministrazione deve confrontarsi con la cittadinanza, con gli enti che fanno socialità sul territorio”.

Qualcuno potrebbe dire che così, però, l’iter per la realizzazione di un progetto si allungherebbe molto.
“Non è vero. I promotori dell’Urban center di Bologna raccontano che, grazie al lavoro con i tavoli delle idee, i progetti sono sostenuti e condivisi dalla popolazione. In altre parole, non si riscontrano i ricorsi al Tar che in Italia spesso bloccano i progetti per anni”.

In altre parole, si generano esperienze virtuose: “a Bologna ci sono diverse realtà interessanti”, sottolinea Antonella Marrocchi, che è presidente di Policentrica. “Penso, per esempio, al lavoro di riqualificazione di un quartiere intorno ad una linea ferroviaria abbandonata: dall’idea dei cittadini è nata una pista ciclabile che, oggi, i cittadini stessi curano e mantengono fruibile. Quando partecipi davvero all’ideazione e alla realizzazione di un progetto, poi è naturale che te ne interessi. Sarebbero pratiche importanti in un contesto come il nostro: per questo abbiamo affidato il regolamento al Comune. Abbiamo messo a disposizione dell’amministrazione, gratuitamente, uno strumento che può davvero aiutare a stimolare la partecipazione dei cittadini. Il Sindaco è parso molto interessato, ha immaginato già di sistemare l’Urban center nel Palazzetto dei Nobili. Ha promesso che ci avrebbe richiamato a breve. Siamo in attesa”.

Se il Sindaco dovesse mantenere la promessa, quanto tempo ci vorrebbe per rendere operativo il vostro progetto?
“Se si partisse subito, l’approvazione arriverebbe entro l’estate. Sarebbe ovviamente una sorta di laboratorio, sia per l’amministrazione che per i cittadini. Immaginiamo l’Urban center come un luogo di incontro e socialità, con sportelli informativi e di formazione, dove le persone riescano con semplicità a studiare e visionare i progetti e i cantieri della ricostruzione. L’idea è di organizzare mostre e convegni periodici, attività didattiche ed educative, di promuovere inoltre la cultura del restauro della conservazione del patrimonio architettonico e artistico. Si potrebbe iniziare senza grosse difficoltà anche con l’istituzione dei tavoli delle idee. Naturalmente l’amministrazione dovrebbe assicurare del personale per far funzionare l’ufficio: nel regolamento avevamo immaginato un bando per l’assunzione di nuovo personale. Il Sindaco, però, ha escluso questa possibilità per i limiti imposti dal Patto di Stabilità. Il personale, dunque, si dovrà trovare tra quello già in organico al Comune dell’Aquila. Per quel che riguarda il comitato tecnico scientifico, invece, che dovrebbe occuparsi della elaborazione strategica dei progetti prodotti ai tavoli delle idee, il regolamento prevede sia composto da 11 membri: un garante, nominato dal Consiglio comunale, tre dirigenti comunali nominati dalla Giunta e sette esperti esterni scelti, di volta in volta, da una rosa di venti indicati dal Consiglio con evidenza pubblica”.

“Il comitato”, aggiunte Umberto Grottini, “vorremmo fosse multidisciplinare. Quando si parla di urbanistica, di solito, ci si rivolge sempre ai tecnici: a Policentrica, al contrario, pensiamo che la ricostruzione necessiti anche di sguardi altri, di storici, psicologi, sociologhi, economisti perché la ricostruzione sia davvero capace di tener conto anche degli aspetti immateriali, fondamentali per una città”.

“La nostra speranza”, conclude la presidente Marrocchi, “è che l’Urban center diventi un punto di incontro per tutte le realtà che, sul territorio, si occupano di queste tematiche. Vogliamo che i cittadini giochino un ruolo da protagonisti nella ricostruzione dell’Aquila, che siano ascoltati non solo quando si tratta di decidere di piccole opere, del marciapiede o dei lampioni del quartiere: vogliamo che possano decidere anche di grandi progetti, come quello paventato della galleria commerciale sotto piazza Duomo. Per questo, in fase di elaborazione del regolamento, abbiamo coinvolto altre realtà: da Appello per L’Aquila a Italia Nostra, da L’Aquila che vogliamo all’Assemblea cittadina. Quello che manca è un’idea di ricostruzione armonica con il territorio, capace di valorizzare l’intero territorio comunale, attrezzando e salvaguardo il patrimonio artistico e produttivo, ambientale, paesaggistico e culturale”.

Qualche giorno fa, il sindaco Cialente e il responsabile scientifico Lauraq-Inu Donato Di Ludovico, nel rispetto dell’accordo quadro del novembre 2011, hanno riaffermato la necessità di pervenire in tempi stretti alla costituzione dell’Urban center così come proposto proprio dall’Istituto nazionale di urbanistica. “In particolare si prende atto”, si legge nella nota congiunta, “delle recenti proposte di alcune associazioni cittadine”.

Speriamo sia davvero così. Speriamo di veder nascere presto una vera “casa della città”. Sarebbe un importante passo in avanti nella ricostruzione materiale e immateriale del nostro territorio.

 

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