Una proposta di riorganizzazione amministrativa del Comune dell’Aquila per la trasparenza, contro corruzione ed intralci buorocratici

Di Giulio Baglione

La gestione amministrativa del Comune dell’Aquila, nella fase del post terremoto, è di grandissima importanza per il successo della ricostruzione. Lo sforzo di riorganizzazione, per far fronte alle emergenze, è grande ed occorre gestire con assoluta trasparenza i procedimenti amministrativi, per evitare irregolarità e comportamenti dolosi. E’ essenziale, perciò, unire grande efficienza e rigore. Parole ovvie, si dirà. Eppure, fatti salvi i principi enunciati, che dovrebbero essere alla base di ogni gestione amministrativa anche non eccezionale, si può ragionare sul come utilizzare l’evento negativo del terremoto per migliorare la qualità dei servizi comunali, anche in una prospettiva di ritorno alla “normalita”. Si può impostare il ragionamento ponendo sullo stesso piano la riorganizzazione dei servizi, con quello della “semplificazione amministrativa”. Concetto, quest’ultimo, molto utilizzato nel lessico politico, sia in senso propagandistico, che di denuncia. Poco si sa, invece, delle politiche di semplificazione amministrativa messe in campo sino ad oggi, che hanno prodotto una serie di norme nazionali e regionali di un certo rilievo. Oggi la questione è la loro attuazione attraverso decreti attuativi ed azioni concrete da parte della pubblica amministrazione, intesa globalmente. In alcuni casi, infatti, si stabiliscono degli obblighi per le amministrazioni decentrate e gli enti locali, mentre in altre situazioni si offrono possibilità ed occasioni, lasciate alla libera iniziativa delle amministrazioni locali ed in particolare a quella dei Comuni. E’ su questo impianto duale che si possono inserire iniziative concrete ad opera delle amministrazioni pubbliche, ma anche da parte di privati cittadini, proprio in attuazione dell’articolo 118 della Costituzione che recita: Stato, Regioni, Città Metropolitane, Province e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà”. Nel caso del Comune dell’Aquila, ma il rilievo si potrebbe estendere anche a molte altre amministrazioni di diversi territori, la prima questione da evidenziare è l’insufficiente utilizzo delle tecnologie informatiche nella realizzazione e conclusione dei procedimenti amministrativi. Non si tratta di mettere in formato elettronico quello che gira come cartaceo: è invece un’occasione per rendere più semplici e veloci le procedure, limitare gli interventi discrezionali dell’amministrazione, prevenire e quindi combattere qualsiasi fenomeno irregolare, dal semplice favore alla corruzione vera e propria. Il primo passaggio è questo. Porsi l’obiettivo di rendere trasparente ogni atto amministrativo, rendendolo consultabile via web, dalla semplice fattura emessa per pagamenti, a tutti gli atti amministrativi più complessi, naturalmente nei limiti della privacy. Ma l’utilizzo delle tecnologie informatiche è richiesto, di fatto, anche dalle norme nazionali in materia di semplificazione. Una delle più significative è contenuta nella legge di stabilità del 2012 (Governo Monti) ed in particolare all’articolo 15 della stessa. In questo provvedimento si stabilisce il divieto di chiedere, a tutti i cittadini, documenti  già in possesso della pubblica amministrazione, intesa complessivamente, con l’obbligo per la stessa di provvedere al loro reperimento, oppure di accettare l’autocertificazione. E’ evidente che il Comune, al pari delle altre pubbliche amministrazioni, deve attrezzarsi per reperire le documentazioni e può farlo solo attraverso un forte ricorso alla strumentazione informatica, con il supporto di adeguate banche dati e con la possibilità di poter dialogare, sempre attraverso la modalità informatica, con altri uffici pubblici, sia nazionali, che locali. Se qualcuno pensa che questa norma sia di difficile attuazione, è bene che si ricreda perchè ci sono molti esempi di applicazione e sono stati già effettuati test di verifica. Il più importante di questi è stato messo in atto, nello scorso mese di Ottobre 2013, in materia di certificazioni rilasciate dalle Camere di Commercio. L’indagine conoscitiva, condotta dal Ministero dello Sviluppo Economico e da quello della Pubblica Amministrazione, ha permesso di evidenziare l’abbattimento di circa 900.000 certificati all’anno, con un minor costo per le imprese di circa 50 milioni di euro, per effetto del mancato pagamento dei diritti di segreteria. Un’azienda che voglia partecipare ad una gara d’appalto non potrà più ricevere la richiesta di documentazione già in possesso della pubblica amministrazione. Ogni azione in questo senso sarebbe considerata indebita. E’ un modo di pensare che cambia: non è il cittadino a dover fornire documentazioni, ma è la pubblica amministrazione a verificarne l’esistenza. Il Comune, perciò, ha l’occasione per rendere più semplice la vita dei cittadini e degli imprenditori e di sveltire fortemente tutte le procedure, anche quelle straordinarie derivanti dal terremoto del 2009. Semplifìcare e rendere più efficiente la macchina amministrativa, ma a condizione di utilizzare al meglio la normativa esistente. All’indomani della prima fase di emergenza, molte imprese di costruzione ed una serie di professionisti non aquilani, ma naturalmente anche i soggetti locali, si sono trovati a lavorare in assenza di documentazioni elettroniche. Le difficoltà sono state grandi per tutti. Il parallelo con il terremoto emiliano, seppur con problemi diversi ed oggettivamente più limitati di quello aquilano, mostra un livello di intervento coordinato ed organizzato che si è potuto avvalere di sistemi informatici omogenei e, soprattutto, presenti e funzionanti. Al di là delle polemiche televisive, di cui sono stati protagonisti alcuni personaggi del cosiddetto jet set italiano, quello che emerso è un diverso grado di organizzazione, che prescinde dalle singole persone e dal loro impegno, sicuramente rilevante, come quello messo in atto da parte dei dipendenti comunali. Ci si trova davanti ad una diversa organizzazione tecnica, che può utilizzare sistemi informatici collaudati e diffusi omogeneamente sul territorio, anche in piccoli Comuni: questa è la verità. Il riferimento all’intervento possibile di cittadini, cui si faceva riferimento prima, riguarda l’attuazione del DL 112/08, nella parte relativa alla riorganizzazione degli sportelli unici ed alla creazione di strutture “private ed accreditate” denominate Agenzie per le Imprese. Queste strutture, che hanno iniziato ad operare in alcune Regioni d’Italia, possono rilasciare dichiarazioni di conformità che autorizzano l’esercizio di impresa, salvo quando i procedimenti comportano discrezionalità da parte dell’Amministrazione. In quest’ultimo caso le “Agenzie per le Imprese” possono svolgere attività “istruttoria certificata”. Le Amministrazioni, in sostanza, devono solo esprimere il parere loro richiesto, senza poter contestare l’istruttoria, che viene certificata. Si è stimato che gli atti che non prevedono discrezionalità siano circa il 70% del totale. Gli ambiti nei quali Le Agenzie possono operare sono: realizzazione; trasformazione; trasferimento e cessazione. In sintesi, tutte le fasi che riguardano un’azienda. Ovviamente non tutti possono dare vita a queste strutture, che sono sottoposte ad autorizzazione da parte del Ministero dello Sviluppo Economico. Bisogna dimostrare il possesso di molti requisiti professionali, garantire la terzietà, stipulare polizze assicurative onerose ed essere sottoposti a vigilanza ministeriale. Si tratta di un meccanismo amministrativo che introduce la concorrenza anche nel campo della pubblica amministrazione, sottraendo il procedimento alla singola potestà dell’ufficio pubblico e, spesso, del dirigente addetto. Si può pensare di introdurre anche all’Aquila un meccanismo di questo genere, in considerazione della situazione straordinaria che richiede soluzioni della stessa natura, ma soprattutto tenendo conto della propensione alla partecipazione che esiste nella città.

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One Response to Una proposta di riorganizzazione amministrativa del Comune dell’Aquila per la trasparenza, contro corruzione ed intralci buorocratici

  1. Foto del profilo di Maurizio Sbaffo says:

    Leggo e sento da più parti invocare un “ritorno alla normalità”.
    Ma, nello specifico, che cosa è la “normalità”.
    Personalmente non mi sento di definire le condizioni socio-economiche di questa Città prima del Sisma, normali.
    Così come non ritengo siano attualmente normali le condizioni del resto della regione e dell’intero Paese rimasto al di fuori degli eventi che tanto ci hanno condizionato in quest’ultimo quinquennio.
    A meno che per “normalità” non si intenda: “secondo la norma e/o la consuetudine”; e se così è, lascio a Voi tutti, interpretare quello che in questo Paese è considerato norma e consuetudine, per cui vale la pena invocare un ritorno.
    In quanto alle proposte di riorganizzazione amministrativa, non mi prenderei tanta pena, è già tutto programmato, non a caso il primo edificio del centro storico della Città, riportato alla piena efficienza e funzionalità è stato il “palazzo” della sede regionale di Equitalia.
    Mentre per il meccanismo amministrativo proposto faccio presente che, qualcosa di analogo è già in vigore nei rapporti tra pubblica Amministrazione ed Operatori Economici ed è gestito dall’AVCP, (Autorità di Vigilanza sui Contratti Pubblici – http://www.avcp.it), con tanto di obbligo di accreditamento, profilazione e codificazione.
    Infine una nota di colore:
    Oggi mentre accedevo agli uffici delle OO.PP. presso la caserma della G.diF. di Coppito, sono stato redarguito da un sottofficiale perchè ho attraversato la “Piazza d’Armi” in diagonale, non rispettando la norma militare che ne prevede l’aggiramento perimetrale.
    La “la Cittadella” è tornata ad essere una caserma, siamo tornati alla normalità.

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