Ripensare la collocazione degli Istituti scolastici

Confesso di aver letto con stupore l’articolo pubblicato domenica scorsa dalla collega Alessandra Paone, nel quale si sostiene l’idea di riaprire edifici scolastici nel centro storico. Mi sembra infatti piuttosto paradossale che la proposta venga da una docente di quel Liceo Classico “Cotugno” già ubicato in via Bafile, che ha subìto dal sisma gravissimi danni, limitati per fortuna al solo aspetto materiale unicamente per la casualità che l’evento si sia verificato di notte.

Pensare di ricollocare dentro le mura cittadine grossi istituti scolastici, peraltro privi di adeguati servizi e parcheggi, appare solo un omaggio alla logica del “dov’era com’era” che pare incapace di sfruttare in positivo l’“insegnamento” del terremoto per pensare invece una città diversa, non più arroccata ma dispiegata in più poli interconnessi e funzionali alla vita dell’intera comunità. Tanto per restare in tema di cultura classica, si tratta di un atteggiamento di tipo “misoneista”, che odia cioè confrontarsi con il nuovo.

E’ vero che oggi tutti gli abitanti del cratere vivono pesanti disagi, ma non sarebbe certo una buona soluzione riportare alcuni servizi collettivi dentro un centro storico che prima del 6 aprile era già fortemente congestionato da funzioni generaliste e spesso irrazionali.

Personalmente penso il centro storico futuro in modo completamente diverso dalla collega, come luogo deputato della convivialità e della bellezza. Vi vedo ricollocata la residenza precedente, un commercio di qualità, strutture recettive e ricreative, banche, studi professionali, sedi di rappresentanza e soprattutto attività museali e culturali legate al patrimonio artistico-monumentale di cui la città era ed è ricchissima. Un centro che sia il cuore pulsante e il principale polo di attrazione della socialità e dell’identità civica, della cultura e del turismo, insomma una sorta di “salotto buono” del territorio, unico per caratteristiche e per funzioni. Un centro pedonalizzato nel quale sia piacevole vivere e sia gradevole recarvisi, non per necessità ma per scelta: del resto, migliaia di giovani frequentavano e frequentano tuttora il centro storico per puro piacere e non perché indottivi dalla frequenza scolastica!

Al contrario, pensare di riportare in centro uffici pubblici e scuole (che anche per i residenti del centro possono essere collocati nell’immediata periferia) equivarrebbe a operare un ritorno al passato dettato unicamente dall’incapacità di pensare qualcosa di diverso dal “piccolo mondo antico” al quale alcuni concittadini benpensanti sembrano ostinatamente abbarbicati. E magari invocando quale alibi (per la loro resistenza al cambiamento) la difesa di un territorio e di un ambiente paesaggistico del quale tradizionalmente si sono sempre altamente infischiati…

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