Il parco di Collemaggio icona dell’Aquila Città Parco

Nell’assemblea dell’Ordine dei Medici della Provincia dell’Aquila del 26 gennaio 1913, su proposta della Presidenza della Croce Azzurra di cui fu portavoce il dottor Luigi Paolucci, si decise di intitolare allo scomparso professor Gaetano Bellisari (giovane e insigne psichiatra, deceduto probabilmente per una infezione contratta durante l’esecuzione di un’autopsia) il nuovo manicomio della città dell’Aquila, ma a tale determinazione non venne dato seguito (Placidi S, 2011).

Negli gli anni del post-terremoto della Marsica del 1915 buona parte dei ricoverati proviene da quella zona. L’ospedale acquisisce negli anni sempre più importanza, assumendo una valenza regionale.

La struttura è accogliente, grande, ed in grado di ospitare fino a 700 malati ricoverati, oltre al personale sanitario: una vera cittadella della “salute” mentale.

Trascurando il genere d’assistenza che viene erogata, caratterizzata dal tipo di psichiatria dell’epoca, quando fasce di contenzione ed elettroshock sostituivano i farmaci antipsicotici di più recente scoperta, la cittadella sanitaria diventa un importante punto di riferimento per tuttala Regione Abruzzoed accoglie malati anche da fuori regione.

Non si intende qui ripercorrere l’intera storia della struttura, ma quanto sopra è per sottolinearne la natura, che dai primi anni del secolo scorso a tutt’oggi è stata ed è patrimonio storico della sanità aquilana, della sua provincia e dell’intera regione. E le tinte fosche che evocano i lunghi camici barbuti che imperversavano in quei luoghi al limite fra carcere ed ospedale sono ormai solo un brutto ricordo del passato. La trasformazione, iniziata in sordina, vide la totale metamorfosi, il completo switch culturale e metodologico con la legge 180 del 13 maggio 1978, la cosiddetta legge Basaglia, quando le porte di Collemaggio, e di tante analoghe strutture italiane, furono finalmente aperte. Oggi si intravedono nuovi cancelli, elettrici e minacciosi, ma la loro ragion d’essere è di tutt’altra natura.

La storia di Collemaggio è ricca ed affascinante, tanto che l’Associazione 180 Amici (votata alla psichiatria territoriale ed ad impronta fortemente antimanicomiale) oggi intraprende l’encomiabile iniziativa di creare un archivio storico, Il Museo della Memoria di Collemaggio.

L’area del parco è preziosa. Alcuni edifici sono addirittura classificati A, ed altri sono recuperabili con una spesa assolutamente accessibile. È un polmone verde a fianco del Centro Storico, un’oasi di calma e serenità che continua a svolgere il suo ruolo terapeutico sugli aquilani. Una cittadella che potrebbe ospitare strutture sanitarie e strutture culturali, proseguendo così nella sua natura di genesi religiosa, culturale e politica della città di Celestino.

In una visione di città diffusa o città territorio, l’area di Collemaggio può svolgere un ruolo di vitale importanza nella nascita della Città nuova. Sottolineiamo Città Nuova e non Nuova Città (Cavalieri W, 2011) perché gli anni che ci separano dal recupero del Centro Storico devono essere vissuti al meglio, in una città nuova, appunto, fatta di spazi verdi e collegamenti veloci, di easy parking e di green ways.

Vediamo l’area di Collemaggio non solo come “circolazione extracorporea” (Sirolli A, 2009) di un Centro Storico in coma terapeutico forzato, provvisorio succedaneo di spazi direzionali, ma anche come simbolo di quella integrazione di cui si parla tanto e che effettivamente costituisce il modello di città ecosostenibile e compatibile con le risorse a disposizione.

Questa preziosa area può ospitare uffici, strutture sanitarie territoriali come il Distretto Sanitario di Base (unica struttura sanitaria del territorio aquilano oltre l’ospedale S. Salvatore), spazi culturali e di incontro per i cittadini (pensiamo ad un Urban Center e non solo), strutture per la psichiatria territoriale come il Centro di Salute Mentale ed il Centro Diurno, bar, ed al contempo, strutture di accoglienza a studenti universitari, centro sociale, attività produttive turistico-alberghiere con ricaduta sociale (l’Albergo in via Dei Matti, 450.000 euro già stanziati) (Tettamanti A, 2010), biblioteche, laboratori artigianali artistico-culturali, Scuola di Restauro, attività museali, Scuola del Cinema e. perché no, attività commerciali compatibili.

Vediamo l’area di Collemaggio come un centro simbolo della Città che vogliamo, un polo di attrazione connesso con tutto il resto della Città, a particolare valenza culturale ma non solo, esattamente come sarà L’Aquila del futuro.

E tale futuro può essere molto vicino solo se il percorso per raggiungerlo è vissuto dagli aquilani in un ambito dove la qualità della vita è alta da subito, da oggi stesso. E riteniamo che questo sia possibile con pochi passaggi quali il recupero del Parco Fluviale dell’Aterno, la riqualificazione delle connessioni stradali, ferroviarie e della metropolitana di superficie, la facilitazione e la promozione della nascita organizzata di poli di attrazione fuori dal Centro Storico ed ad esso indissolubilmente connessi (De Amicis G, 2009).

Questo vuol dire che L’Aquila deve finalmente aprirsi, deve acquisire il ruolo di riferimento centrale di tutta l’area territoriale comprensiva di centri rurali e fino a Sulmona ed oltre, come Terra di Mezzo, tessuto connettivo del Nord con il Sud, dell’Adriatico con il Tirreno (De Amicis G, 2010), indispensabile e vitale per entrambi i versanti.

Collemaggio è l’icona della Città Nuova, ideogramma dell’Aquila Città dei Parchi (Tarantino L, 2011) e rappresenta un nodo energetico nel quale simbolicamente questo progetto può e deve essere rappresentato, ove il DNA psichiatrico, che come simbolica continuità vede ancora rappresentato il nome del dottor Gaetano Bellisari nella strada che lo attraversa e ne costituisce l’asse centrale, accolga in sé centri direzionali, strutture culturali e strutture a valenza produttiva, per rappresentare un magnifico futuro che è già online e che si apre ai giovani, agli universitari ed agli stranieri, che di fatto sono gli artefici attuali della ricostruzione, e che dimentica una volta per tutte quella sedicente borghesia che sembra sparita, dissolta nel nulla, sbriciolata come le macerie.

Paolo Evangelista

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