Benvenuti a L’Aquila – città parco

“Che cos’è oggi la città, per noi? […] nel momento in cui diventa sempre più difficile viverle come città […] Le città invisibili sono un sogno che nasce dal cuore delle città invivibili”.  Così osservava Italo Calvino nella presentazione di una riedizione de “Le città invisibili”. E sicuramente, se la progettazione e la pianificazione dello spazio urbanizzato rientrano nei compiti e nelle competenze specifiche di urbanisti, architetti, sociologi, antropologi ed economisti, sognare o immaginare uno spazio vivibile capace di ospitare, valorizzare e stimolare le nostre vite resta diritto di ogni cittadino. Oggi all’Aquila più che mai e più che altrove.

Se prima del sisma mi avessero chiesto di raccontare una giornata in poche righe, avrei forse buttato giù un elenco di cose fatte e di posti visti. Ma della vita “di prima”, in realtà,  ora mi manca il tempo che passava tra una cosa e l’altra, lo spazio da percorrere tra un luogo e l’altro, il tessuto su cui tutto il resto veniva cucito. Di quello erano fatte le giornate. C’erano emozioni, pensieri e incontri in quei momenti di passaggio, c’era la vita, la mia e quella degli altri, che lungo i percorsi avevano modo di incrociarsi, contaminandosi, creando occasioni, relazioni, conversazioni. Erano, in buona sostanza, percorsi “di qualità”.

Ora è scomparso il tessuto e in compenso si sono moltiplicati i luoghi da visitare e da interconnettere: un numero imprecisato di centri e di gallerie commerciali, 19 nuovi quartieri più tutti i siti dei M.A.P., i nuovi poli universitari e la dispersione sul territorio di tutto ciò che era concentrato all’interno delle mura di cinta. Di tragitti in realtà adesso ce ne sono a non finire, ma da percorrere da soli in macchina, non-luoghi senza un carattere distintivo, senza coerenza, senza occasioni di incontro e di godimento.

Ma se la SS17 fosse un grande viale che attraversa un parco? E così le altre arterie cittadine? Se dalla Optimes i ragazzi potessero raggiungerela Reiss Romoli, o Coppito, lungo percorsi ciclabili nel verde? Se il tessuto che riconferisce coerenza alla moltitudine di nuovi e vecchi luoghi fosse un unico grande parco che accoglie L’Aquila e le sue frazioni, includendo un parco fluviale e tutte le altre aree verdi, curate e valorizzate, senza soluzione di continuità, da Amiternum ad Aveia? Io l’ho vista questa nuova città verde, l’ho immaginata, ho immaginato tutto, i percorsi ciclabili e quelli pedonali, le aree attrezzate, e i ponti pedonali,  la vita nei nuovi percorsi – nuovi spazi relazionali –  e anche i turisti che, entrando in macchina dall’autostrada, vengono accolti dal cartello “Benvenuti a L’Aquila – Città parco”.

Laura Tarantino

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